F come Festa del Vino

La Festa del Vino è il più importante e sentito evento per la città sotto il profilo turistico ed enogastronomico, anche per i significati che riveste nella tradizione del Monferrato casalese.

Già due secoli fa il nostro territorio rivendicava l’eccellenza dal punto di vista vitivinicolo per la quantità e la qualità della produzione, come attestano le numerose fonti storiche custodite nel centro di documentazione del Castello.

Abbiamo avuto grandi enologi e studiosi di agronomia che hanno cambiato la storia del vino non solo locale, ma in tutto il mondo (si pensi al celebre “Metodo Martinotti” e all’agronomo Giuseppe Antonio Ottavi).

Oggi questa storia va fortemente legata al riconoscimento del Monferrato Unesco (di cui si celebra il decennale) che, in forme sempre più penetranti, deve caratterizzare lo spirito della festa, con forme organizzative che vadano verso l’utilizzo di strutture omogenee in un contesto del Mercato Pavia significativamente rigenerato.

Chi partecipa deve avere ben chiara l’importanza del vino nella manifestazione e, quindi, poter conoscere i paesaggi Unesco da cui questo prodotto proviene, attraverso percorsi di tipo innovativo che sfruttino le nuove tecnologie e trasformino il semplice visitatore in turista informato e affezionato.

Il grande successo della festa non può che spingerla ad estendersi su tutta la piazza, con maggiori garanzie per la sicurezza e spazi più adeguati per Produttori e Pro Loco.

Ciò significa riprogrammare gli spazi di parcheggio e adeguate forme di “navetta”; occorre immaginare un aiuto da parte della Regione per una trasformazione dell’intelaiatura dei padiglioni, imitando modalità già funzionanti in ricorrenze ancor più partecipate, come il Festival delle sagre di Asti.

Queste proposte vanno nella direzione di continuare a far crescere la Festa del Vino, così come feci, all’inizio del mio mandato di assessore, quando proposi di passare da una a due settimane a molte pro loco riluttanti che temevano il fiasco per gli eventi atmosferici negativi.

Casale, “Città del vino 2024”, non può permettersi di rimanere immobile e adagiata sulle pur significative opportunità già date da questo evento di massa: bisogna continuare a crescere e ad investire con intelligente lungimiranza, non dimenticandoci che sono ben venti le Città del vino piemontesi premiate nel 2024 e che questa occasione promozionale deve spingerci non a cullarci sul risultato raggiunto (grazie ad altri territori già più attrezzati del nostro), ma a valorizzare DAVVERO i giovani produttori che attendono serietà e non magiche promesse.

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