O come Ospedale

Si riporta la prima parte del contributo della proposta della “Commissione Sanità e Assistenza” dell’alleanza civica Casale, Davvero.

In un quadro generale di sottofinanziamento del SSN e di un suo ulteriore depauperamento con il crescente spostamento di risorse verso la Sanità privata, la cui espansione è testimoniata dal proliferare di poliambulatori e cliniche, arrivando, in Piemonte, a gestire direttamente fette sempre maggiori degli stessi ospedali pubblici (ovviamente quelle più idonee a generare profitto), l’Ospedale della nostra città ha subito, a causa di una politica debole e disattenta, una penalizzazione ben più profonda rispetto ad altre realtà simili.

Il Santo Spirito dal 2019 ad oggi, periodo di completa gestione comunale e regionale della maggioranza di centrodestra, ha vissuto una marcata decurtazione dei servizi precedentemente erogati, che si è sommato al progressivo trasferimento dei Servizi Amministrativi.

Se formalmente molti reparti sono tuttora presenti, di fatto alcuni si limitano ad essere vuote targhe (Anatomia Patologica, Psichiatria, Pediatria), o sono ridotti a saltuari ambulatori (O.R.L., Urologia). Altri ancora, ormai privi di personale strutturato, hanno qualche letto in appoggio presso altri reparti (Neurologia). Infine, non possiamo dimenticare reparti di cruciale importanza che continuano a erogare servizi grazie a medici gettonisti del tutto estranei al contesto di collaborazione e crescita tecnico-culturale necessaria per prestazioni di eccellenza (DEA, Anestesia, Emodialisi).

Il Laboratorio Analisi, pur dotato di strumentazione di grandi potenzialità, incomprensibilmente effettua ormai, con l’eccezione di pochi esami, analisi solo per i pazienti ricoverati, mentre le provette dei prelievi viaggiano per la Regione, con prolungamento dei tempi di risposta e rischio di alterazione dei campioni che potrebbero comprometterne l’attendibilità.

La Radiologia non garantisce più tempi d’attesa congrui per i pazienti e ha rinunciato ad effettuare alcuni tipi di esami. Peggio va per le biopsie, dopo la chiusura dell’Anatomia Patologica (scelta paradossale, considerata la presenza a Casale dell’unico reparto di Oncologia della nostra ASL), per cui i tempi di risposta si prolungano talora oltre il mese, causando la comprensibile ansia di pazienti che attendono di conoscere la propria diagnosi e ritardi nella somministrazione delle terapie.

In questo stesso lasso di tempo l’ASO di Alessandria si è sviluppata, pur all’interno di una struttura obsoleta e caotica, a causa dell’incapacità della politica regionale di provvedere finalmente ad una nuova struttura decentrata, funzionale e facilmente accessibile, diventando ospedale universitario ed accingendosi a divenire IRCCS.

Ma anche l’Ospedale di Novi Ligure, come il nostro sede di DEA di I livello, ha sostanzialmente mantenuto tutti i reparti, potenziandone alcuni ed acquisendo tutti i servizi tecnico-amministrativi, sottratti a Casale, a dimostrazione di una politica casalese debole o molto disattenta.

Conseguenza di questo depauperamento è la necessità dei pazienti del nostro territorio di doversi rivolgere, talvolta per problemi banali, o peggio per urgenze, che quindi non riescono ad avere risposte tempestive, ad altri ospedali. E spesso il viaggio non si ferma ad Alessandria, il cui DEA di II livello è oberato, ma deve proseguire a Novi (più di 60 km), con ulteriori disagi legati a collegamenti inesistenti.

È quindi fondamentale che il riferimento per le patologie non più di competenza del nostro ospedale sia l’ASO di Alessandria; che venga potenziato un sistema di trasporti sanitari; che si attivi una forte cooperazione tra ASO e Santo Spirito, con una convenzione con l’Università per avere gli specializzandi all’ospedale di Casale a cui il Comune cercherà di garantire affitti a prezzo calmierato per il tempo del tirocinio.

Si dovrà prevedere una costante presenza di specialisti delle discipline non più disponibili a Casale al fine di evitare ulteriori disagi ai cittadini che ne devono usufruire; un sistema di dimissioni precoci in strutture protette nella nostra città, non solo per riportare questi pazienti nel loro contesto di vita, ma anche per rendere disponibili rapidamente posti letto per malati acuti, sempre più carenti.

Si tratta di una criticità divenuta drammatica nel nostro ospedale, causando lunghe soste in barella nell’attesa di un letto libero e causando tensioni che non raramente sfociano in aggressioni, verbali o fisiche, nei confronti del personale sanitario. È dovere della Regione rimediare prontamente ripristinando un congruo numero di posti letto (in Italia inferiori di circa 2 per 1000 abitanti rispetto alla media Europea, nella nostra ASL tagliati di circa il 5% in più rispetto alla media piemontese).

A questo si dovrà ovviamente aggiungere un congruo adeguamento di personale medico, infermieristico, a tempo indeterminato, che possa accrescere e garantire nel tempo la propria preziosa professionalità, abbandonano le varie forme di precariato e convenzionamento, costose e spesso prive di serie garanzie di professionalità.

Tra il personale non possiamo dimenticare gli Operatori Socio Sanitari, anch’essi diventati rari sul nostro territorio dopo la soppressione dei corsi abilitanti, che andranno prontamente ripristinati onde evitare ulteriori carenze assistenziali e, al contempo, fornire occasioni di formazione e lavoro ai nostri cittadini. 

La cooperazione Ospedale-ASO dovrà prevedere un flusso bidirezionale, offrendo ai residenti dell’alessandrino una ricettività in tempi brevi per patologie di base che, ad oggi, non rivestendo carattere di urgenza, vengono prenotate con tempistiche improponibili.

Il problema delle prenotazioni a lunghissimo termine affligge ancor più le diverse prestazioni ambulatoriali non solo nel nostro territorio, ma nell’intera Regione. Non si tratta di sola carenza di risorse umane, ma, evidentemente, se in altre Regioni il problema ha una rilevanza fisiologica, si tratta di cattivo uso delle risorse, di ricorso a costose cooperative di medici e di dispersione di fondi per finanziare la sanità privata, sempre più presente e florida che, lungi dal cooperare con il sistema pubblico, ne diventa agguerrita concorrente, lasciando al pubblico le attività più impegnative (Emergenza-Urgenza, nonché la Prevenzione) e trattenendo quelle più redditizie.

Si è così arrivati ad una medicina per benestanti, che si rivolgono al privato, e ad una pubblica, per tutti gli altri che, se non in grado di effettuare lunghi viaggi per la Regione, resi complicati dall’inefficienza del trasporto pubblico, semplicemente non riescono a curarsi.

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