P come Pari opportunità

Dalla “Commissione Pari Opportunità” della coalizione Casale, Davvero una serie di proposte su questo centrale argomento.

“Pari opportunità” è un diritto fondamentale e determinante della democrazia.

Il diritto alle pari opportunità è garantito dalla Costituzione e riguarda tutti gli aspetti della vita politica, economica, sociale, culturale, relazionale.

L’Ente Locale diventa l’organismo più idoneo per contrastare le disuguaglianze di sesso, di genere, di razza, di religione come prescrive l’art. 3 della Costituzione. “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. La Costituzione italiana è il nostro principale riferimento.

Occorre assumere un ruolo positivo nella promozione di tutti i cittadini, garantendo così il superamento delle disuguaglianze al fine di creare un ambiente sociale favorevole allo sviluppo di una democrazia paritaria.

Si ritiene importante produrre welfare sociali necessari al riequilibrio delle disparità attraverso azioni di informazione e sensibilizzazione finalizzate alla diffusione della cultura delle pari opportunità a livello cittadino; divulgazione delle leggi riguardanti le opportunità esistenti in campo lavorativo, formativo, assistenziale e di tempo libero.

Hanno diritto alle pari opportunità le donne, i giovani, gli stranieri, i disabili, chi ha bisogno di cure e di assistenza, i disoccupati, i bambini.

LE DONNE

Le donne risultano le più svantaggiate nell’acquisizione dei diritti, in quanto subiscono discriminazioni legate all’età, all’appartenenza religiosa, alle condizioni economico-sociali, alla provenienza geografica e alle condizioni fisiche. La Medicina stessa deve tenere conto delle donne nella loro specificità in quanto anatomicamente diverse dagli uomini.

Occorre un piano di prevenzione della discriminazione, di informazione sui sistemi di tutela e, nei peggiori casi di violenza subita, piani di supporto e di messa in protezione; un lavoro lungo e complesso che richiede l’intervento di tutti gli attori istituzionali presenti a vari livelli: locale, provinciale, regionale.

I GIOVANI

L’individuazione sul territorio delle realtà che già si occupano di violenza di genere e l’interazione con queste può essere il primo passo per costruire dei percorsi culturali da proporre anche alle scuole, per sensibilizzare su questo tema. Proprio nelle scuole dobbiamo promuovere corsi di educazione all’affettività e alla sessualità e corsi che incrementino la consapevolezza degli stereotipi di genere.

GLI STRANIERI

Gli stranieri hanno giustamente la necessità di poter usufruire di servizi per imparare la lingua, finalizzati non soltanto all’apprendimento, ma anche alla socializzazione, primo passo verso una vera e propria integrazione.

LE PERSONE CON DISABILITÀ E ALTRE FRAGILITÀ

La disabilità e la fragilità delle persone non devono essere discriminate e, al di là dell’abbattimento delle barriere architettoniche, si deve lavorare per una loro inclusione effettiva nella società.

I DISOCCUPATI

L’Ente pubblico deve prestare attenzione a coloro che hanno perso il lavoro o che non lo hanno ancora trovato. Sono persone che stanno vivendo un momento di disagio sociale e che necessitano di un sostegno che possa ridare loro dignità e speranza.

L’offerta di un lavoro socialmente utile può costituire un primo momento di percorso lavorativo e di realizzazione personale.

I BAMBINI

I bambini sono il futuro della nostra società. Devono essere educati al rispetto delle diversità e al contrasto della violenza (bullismo) attraverso un’educazione più varia possibile, alla quale gli Enti locali possono partecipare con interventi che integrino i programmi ministeriali della scuola statale.

Questi importanti obbiettivi dovranno passare, oltre che dall’individuazione di un Assessorato alle pari opportunità, anche dall’istituzione di una Consulta comunale e da sportelli di accoglienza contro la discriminazione.

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